Spegnersi e riaccendersi

Mi ero spenta, scusate. Le delusioni mi fanno questo effetto: mi colpiscono alle spalle e mi lasciano a terra. Non ne parlo, non parlo più di niente, divento una linea piatta all’esterno e un uragano all’interno. Rabbia, tristezza, solitudine e un sacco di orgoglio, troppo forse.
Ma si sa, questi periodi passano, e alla fine è passato, ho curato le ferite, mi sono rimessa in piedi, ho ricomposto l’orgoglio che si è messo di nuovo a lavoro per me e mi ha spinta a dire basta, a girare pagina e passare oltre. Quella voce nella mia testa che mi dice sempre “non puoi permettergli di farti questo” spesso mi ha aiutata e pesso mi ha rovinata. Ma la ringrazio comunque, è quello che sono.
Ho trovato un’occupazione, ho iniziato a seguire una sorta di routine nel mondo degli adulti e mi sono sentita un po’ meglio. Mi sentivo inutile, però, e sul punto di scomparire senza che nessuno se ne accorgesse. Una persona facilmente sostituibile circondata da persone non curanti, nessuno che capisse, nessuno che mi chiedesse il perché ad ogni mia affermazione, nessuno che volesse sapere non solo cosa penso, ma come penso e a cosa e per quanto tempo. Poi sono partita per un corso importante per me e per la mia carriera su quel tatami. Ero come in un altro universo, persone vicine che parlavano dialetti diversi e opposti, ma nella stessa lingua. Mi sono ritrovata a parlare tanto e con tutti, a scherzare e ad esser cercata, non ero più trasparente. Io c’ero.
Ho visto da subito anche te, impossibile non notarti. Non solo per il tuo aspetto, non solo per il tuo sorriso e la tua bocca a forma di cuore, non solo per i riccioli ribelli e neri e per gli occhi grandi e verdi. Ma perchè io ti ho guardato e tu mi hai guardata. Abbiamo scherzato tanto e riso tanto in compagnia degli altri e dopo anche noi due da soli. Abbiamo parlato di cose belle e cose brutte, cose serie e cose importanti, cose profonde, cose che difficilmente ti chiedono gli altri. Cose che penso e non ho il coraggio di dire, non le voglio dire a chiunque.
Quando mi hai detto “sei strana” e “sembri tranquilla, anche quando parli con gli altri, ma secondo me non sei così, sembri sull’orlo di una crisi di nervi” mi hai conquistata.
Spesso vorrei lasciarmi andare a gesti spontanei e poi non riesco a metterli in atto. Penso che abbraccerò quella mia amica e poi non lo faccio, vorrei dire a una persona che mi piace e non ce la faccio. Come è successo con te, sono rimasta a parlare con te per ore nella notte e non avevo speranze, o meglio, le nascondevo e ti ascoltavo parlare mentre fissavo il tuo profilo.
Quando mi hai detto “tu aspettavi questo momento?” il mio stomaco si è aggrovigliato, il mio cuore ha sobbalzato e il sangue ha cambiato direzione. Forse non era poi così difficile da capire, ma io ho smesso di crederci a certe cose, non ci voglio più pensare nemmeno perchè mi capita di fissarmi, di farmi film mentali da premio Oscar e puntualmente di restare delusa. Sono rimasta a fissare il vuoto, scioccata dalla tua domanda, perchè uno come te che ci fa con me? Io sono mediocre. Io sguazzo nella media. Io non ho talento. Io sono normale, credo. Non ho ancora deciso se essere carne o pesce o vegetale e non so se riuscirò a decidermi mai. Alla fine ho detto si, con una titubanza estrema e con la paura che mi dicessi che per te non era così, ma quando ti ho rivolto la stessa domanda tu mi hai detto si. Ho dovuto baciarti.
A te piace parlare e a me piace ascoltare, ma non ti è bastato, tu mi volevi sentire e a me veniva voglia di dirti di aspettare, sarei andata a prendere carta e penna e te lo avrei scritto. Ma non ti ho detto nemmeno questo perchè ho il maledetto vizio di ridurre me stessa a una sottiletta di fronte agli altri. Come a dire “non sono questo granché” e sono talmente convincente che spesso finiscono per pensarlo anche loro. L’orgoglio appare solo dopo, mai prima, che stronzo.
Salutarsi per me è stato l’ennesimo “però” dopo ogni cosa bella che mi è capitata.

Mal di gola

Ho mal di gola, sempre. Non mi guarisce da un sacco di tempo, saranno almeno tre anni che va e viene.

Allora ho avuto un’illuminazione:

dicono che le parole che non pronunciamo, tutte le cose che non facciamo uscire fuori, tutti i sentimenti buttati giù a forza e i pensieri rispediti al mittente, si fermano alla gola. Restano lì e si bloccano.

Forse è per questo che non funziona l’antibiotico.

Lettera di Frida Kahlo

Sono le quattro e trenta del mattino.
La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio e senza di te non è più veramente vissuta. La mia notte si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte. Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché temo anche il giorno. La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione. Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell’incavo della mia spalla e che io riposassi nell’incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide. La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore.
Fra poco si leverà il sole.

Frida Kahlo

Lettera di Frida Kahlo a Diego Rivera, Città del Messico, 12 settembre 1939. Mai spedita

La fotografia di Steve McCurry

Sui social network difficilmente si leggono cose davvero interessanti, ma ogni tanto abbiamo delle belle sorprese.
Questa mattina mi è capitato di trovare un link a un articolo che parla della fotografia di Steve McCurry, uno dei fotografi viventi più importanti grazie alla sua continua ricerca della rappresentazione più precisa e incisiva della realtà.

In questo articolo si parla della tecnica di questo fotoreporter, da cui si possono imparare sette lezioni (ma sono sicura che ce ne sono molte di più), e si parla anche del suo modo di vivere e di vedere la realtà.

L’uso del digitale, del colore, la ricerca della luce giusta, il saper usare l’ironia e il lasciarsi trasportare dall’istinto. Queste sono le basi per poter soddisfare le proprie ambizioni (o almeno per provarci!).

Una serie di sfortunati eventi

Il cinefilo insonne

Recensioni notturne di un cinefilo insonne (e scusate la grammatica)

Il Puck

Se la vita ti da limoni, tu limona

Operazione Nerd

Avvincente fino alla fine

VETROCOLATO

I MIEI PENSIERI SONO DI VETRO COLATO, NON CI STANNO PIÙ CHIUSI IN UN CASSETTO

VITA DA EDITOR

a cura di Giovanni Turi

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